Cannabis e CBD nelle diverse religioni: l'uso spirituale, religioso e sacro della cannabis
La cannabis è una delle piante più antiche utilizzate in contesti spirituali e religiosi in tutto il mondo. Questo utilizzo risale a millenni fa, quando fungeva da porta d'accesso alla trance, alla meditazione e a stati alterati di coscienza . Ancora oggi, questa pianta controversa continua a trovare spazio nelle pratiche spirituali e nelle tradizioni culturali di molte religioni. In questo articolo, scoprirai l'impatto della cannabis su diverse credenze, le sue pratiche rituali e il suo ruolo nelle tradizioni religiose, sia passate che presenti.
India e Nepal: il Vecchio Mondo e la sacralità della cannabis
In India e Nepal, la cannabis è intimamente legata alla spiritualità da oltre 4.000 anni, in particolare nelle induiste. L'Atharva Veda, un testo sacro induista risalente al 2000 a.C. circa, menziona la cannabis tra le "cinque piante sacre". Tre forme principali di cannabis sono distinte e venerate per il loro legame con la spiritualità:
- Bhang : Consumato come infuso o bevanda, il bhang è tradizionalmente utilizzato durante le feste religiose.
- Ganja : Questa preparazione, composta da foglie e infiorescenze della pianta, viene generalmente fumata per pratiche più intime.
- Charas : resina estratta dalla pianta, il charas è riservato a rituali specifici, spesso praticato da asceti e devoti di Shiva.
Nella tradizione induista, la cannabis è associata a Shiva, una delle divinità più venerate. Consumare bhang durante la di Maha Shivaratri o fumare charas è un modo per yogi e sadhu di connettersi con il divino. Queste sostanze sono considerate offerte per favorire la Sadhana, un viaggio spirituale interiore. Questa tradizione viene osservata in ogni festa, nonostante le leggi moderne che ne limitano l'uso. L'impatto della cannabis non si limita all'India. La sua diffusione in Nepalfesta di Holi, è una manifestazione della natura sacra di questa pianta.
Buddismo: la ricerca della moderazione
Il buddismo ha una posizione sfumata sull'uso della cannabis. Negli insegnamenti buddisti, il quinto precetto consiglia di astenersi dalle sostanze inebrianti che portano alla disattenzione, tra cui potrebbe rientrare la cannabis. Tuttavia, l'uso di questa pianta non è sistematicamente proibito. Negli scritti tantrici buddisti , la cannabis viene talvolta menzionata per le sue proprietà medicinali.
Alcune tradizioni tantriche consentono l'uso della cannabis nei rituali di meditazione per i suoi effetti calmanti, sebbene tali pratiche rimangano rare e limitate a determinate scuole esoteriche. Il Tantra Mahakala attribuisce un ruolo speciale alle piante psicoattive per spirituali e medicinali. Ciò sottolinea l'approccio pragmatico e sfumato del Buddhismo, che non approva né condanna completamente l'uso della cannabis, lasciando i fedeli liberi di adottarla secondo il proprio percorso spirituale.
Africa: il culto della canapa e le tradizioni spirituali
Nel continente africano, la cannabis vanta una lunga tradizione spirituale. In alcune tribù, la pianta veniva utilizzata a medicinale e rituale, ad esempio per alleviare il dolore o curare diverse malattie. Il re della Baluka in Congo istituì un culto attorno alla Riamba, o cannabis, come alternativa al culto feticista, utilizzando pipe ricavate da zucche per i rituali.
I Bashilenge del Congo hanno elevato l'uso della cannabis al livello di pratica religiosa. Chiamati "Bena Riamba" o "figli della canapa", celebravano rituali sacri incentrati sulla cannabis, consumandola ampiamente per onorare la loro cultura. Le pipe di canapa avevano un'importanza simbolica e venivano utilizzate nei trattati di pace, negli accordi commerciali e nelle cerimonie di guerra. Per i Bashilenge, la cannabis rappresentava sia la vita che l'amicizia, unendo i membri del clan in uno spirito di fratellanza e pace.
Cina antica: la cannabis nel taoismo e nello sciamanesimo
In Cina, l'uso della cannabis risale all'antichità, come testimoniano le pratiche sciamaniche e taoiste. La cannabis è menzionata negli scritti taoisti, dove è associata a pratiche spirituali stati di mistici. Secondo l'enciclopedia taoista Wushang Biyao, la cannabis veniva utilizzata nei bruciatori di incenso durante i rituali. Questa pratica permetteva ai fedeli di comunicare con gli spiriti e di alleggerire il proprio corpo, sentendosi connessi al divino.
Il rinomato sinologo Joseph Needham ha esplorato il legame tra la dea Ma Gu, conosciuta come la Fanciulla della Canapa, e la cannabis. Nella tradizione taoista, Ma Gu era venerata per i suoi poteri magici e i rituali di raccolta della cannabis si svolgevano sul sacro monte Tai Shan. Attraverso questa figura mitologica, i taoisti vedevano la cannabis come un mezzo per connettersi a un mondo invisibile, nonché come un simbolo di purezza spirituale.
I popoli dell'Asia centrale e le tradizioni scite
Gli antichi popoli nomadidell'Asia centrale, in particolare gli Sciti, ebbero un ruolo cruciale nella diffusione dell'uso spirituale della cannabis.Erodoto riportano che gli Sciti utilizzavano bagni di vapore a base di cannabis per purificarsi dopo le battaglie. Questo rituale, che consisteva nel gettare la cannabis su pietre riscaldate per produrre vapore, permetteva ai partecipanti di raggiungere uno stato di euforia collettiva e rilassamento.
Oltre agli Sciti, altre tribù dell'Asia centrale incorporarono la cannabis nelle loro pratiche spirituali, considerandola una porta d'accesso al mondo degli spiriti. Creando un ambiente favorevole alla meditazione e alla trance, questi popoli trasmisero le loro conoscenze alle culture circostanti, influenzando le pratiche rituali di regioni lontane.
L'uso moderno e l'eredità degli hippy
Con l'avvento del movimento hippie negli anni '70, l'uso spirituale della cannabis ha guadagnato popolarità in Occidente. I viaggiatori di ritorno dall'India e dal Nepal hanno introdotto la meditazione e l'uso della cannabis come mezzo di liberazione spirituale in Europa e Nord America. Questo ritorno alle origini mistiche è stato promosso dal Rastafari, che considera la cannabis uno strumento sacro per avvicinarsi a Jah e raggiungere l'elevazione spirituale.
I rastafariani credono che la cannabis, spesso chiamata ganja, sia un dono di Dio destinato a purificare l'anima e a condurre a uno stato di coscienza risvegliata. Il consumo di cannabis diventa quindi un'esperienza sacra integrata in rituali, canti e preghiere, con l'obiettivo di riconnettersi con la livity, una filosofia di vita che promuove l'armonia con la natura e la giustizia.